Suite Ui
Suite Ui
Suite Ui
Corpi, immagini e partiture del potere
Una riduzione da La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brecht
Una riduzione da La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brecht
Progetto registico, elaborazione drammaturgica, illustrazioni e bozzetti scenici di Rebecca Covaciu.
Milano, 2026.

Il potere prende forma
Suite Ui nasce da un percorso di ricerca teatrale che, a partire dall’opera di Bertolt Brecht, si sviluppa in una scrittura scenica autonoma. La vicenda si ricompone attraverso una successione di quadri, ciascuno dedicato a un personaggio e al suo rapporto con il potere.
L’idea centrale è mostrare gli attori mentre costruiscono i propri personaggi. Prima della figura compiuta c’è un corpo che cerca, prova, imita, corregge i propri movimenti. Gesti, costumi, oggetti e musica diventano parte della trasformazione.
La parola non scompare, ma cede il centro della scena all’azione. Il potere rivela così la propria natura: seduce, disciplina, modifica i comportamenti e, poco alla volta, occupa lo spazio.
Suite Ui nasce da un percorso di ricerca teatrale che, a partire dall’opera di Bertolt Brecht, si sviluppa in una scrittura scenica autonoma. La vicenda si ricompone attraverso una successione di quadri, ciascuno dedicato a un personaggio e al suo rapporto con il potere.
L’idea centrale è mostrare gli attori mentre costruiscono i propri personaggi. Prima della figura compiuta c’è un corpo che cerca, prova, imita, corregge i propri movimenti. Gesti, costumi, oggetti e musica diventano parte della trasformazione.
La parola non scompare, ma cede il centro della scena all’azione. Il potere rivela così la propria natura: seduce, disciplina, modifica i comportamenti e, poco alla volta, occupa lo spazio.

Il corpo impara il potere
Arturo Ui appare inizialmente come un imbianchino mediocre, incapace di sostenere l’immagine che vorrebbe dare di sé. Osserva gli altri, ne imita i gesti, cerca una postura. Attraverso l’incontro con Roma e con il Maestro Attore impara a trasformare l’imitazione in tecnica, la posa in autorità, un movimento della mano in comando.
Arturo Ui appare inizialmente come un imbianchino mediocre, incapace di sostenere l’immagine che vorrebbe dare di sé. Osserva gli altri, ne imita i gesti, cerca una postura. Attraverso l’incontro con Roma e con il Maestro Attore impara a trasformare l’imitazione in tecnica, la posa in autorità, un movimento della mano in comando.
Intorno a lui, anche gli altri personaggi cambiano. Dogsborough scivola dalla rispettabilità alla complicità; Givola organizza la violenza e ne costruisce il racconto pubblico; Betty Dullfeet tenta di conservare dignità e intimità mentre il potere trasforma persino il lutto in rappresentazione.
Ogni figura possiede una propria partitura fisica. Il potere diventa un processo visibile, inscritto nei corpi prima ancora che nelle parole.
Intorno a lui, anche gli altri personaggi cambiano. Dogsborough scivola dalla rispettabilità alla complicità; Givola organizza la violenza e ne costruisce il racconto pubblico; Betty Dullfeet tenta di conservare dignità e intimità mentre il potere trasforma persino il lutto in rappresentazione.
Ogni figura possiede una propria partitura fisica. Il potere diventa un processo visibile, inscritto nei corpi prima ancora che nelle parole.


Betty Dullfeet cerca di sottrarsi alla logica del potere che attraversa gli altri personaggi. Nel disegno di Rebecca, il suo corpo sembra farsi leggero, quasi sospeso. Il cerchio delle camelie azzurre la circonda come uno spazio fragile e personale: un luogo in cui custodire ciò che la violenza non è ancora riuscita a cancellare.
Betty Dullfeet cerca di sottrarsi alla logica del potere che attraversa gli altri personaggi. Nel disegno di Rebecca, il suo corpo sembra farsi leggero, quasi sospeso. Il cerchio delle camelie azzurre la circonda come uno spazio fragile e personale: un luogo in cui custodire ciò che la violenza non è ancora riuscita a cancellare.
Nell’immagine successiva, Betty veglia il corpo del marito. La scena è spoglia, raccolta in pochi gesti. Il dolore non diventa spettacolo: resta nella vicinanza dei due corpi, nell’immobilità dell’uomo e nella presenza della donna. È qui che la violenza del potere mostra le sue conseguenze più intime.
Nell’immagine successiva, Betty veglia il corpo del marito. La scena è spoglia, raccolta in pochi gesti. Il dolore non diventa spettacolo: resta nella vicinanza dei due corpi, nell’immobilità dell’uomo e nella presenza della donna. È qui che la violenza del potere mostra le sue conseguenze più intime.

La materia della scena
Lo spazio di Suite Ui non ricostruisce una Chicago storica. Nasce e si trasforma attraverso materiali quotidiani: cassette da mercato, cavolfiori, giornali, fiori, sedie, pennelli, stoffe.
Gli oggetti cambiano funzione attraverso l’azione degli interpreti. Un giornale può diventare un cappello, un fiore un ornamento o il segno di una ferita. La scena mostra così il proprio meccanismo di costruzione.
Anche la musica è parte della drammaturgia. Cabaret, canzone popolare, repertori contemporanei, voci registrate e silenzi attraversano i quadri, accompagnando o contraddicendo ciò che accade.
Lo spazio di Suite Ui non ricostruisce una Chicago storica. Nasce e si trasforma attraverso materiali quotidiani: cassette da mercato, cavolfiori, giornali, fiori, sedie, pennelli, stoffe.
Gli oggetti cambiano funzione attraverso l’azione degli interpreti. Un giornale può diventare un cappello, un fiore un ornamento o il segno di una ferita. La scena mostra così il proprio meccanismo di costruzione.
Anche la musica è parte della drammaturgia. Cabaret, canzone popolare, repertori contemporanei, voci registrate e silenzi attraversano i quadri, accompagnando o contraddicendo ciò che accade.

La Donna ferita
A chiudere Suite Ui è una figura estranea alla galleria dei personaggi di Brecht: la Donna ferita, che Rebecca immagina di interpretare personalmente.
Dopo una successione di corpi disciplinati, sedotti ed esposti, questa presenza raccoglie le conseguenze della violenza. Davanti a un cielo azzurro, il suo corpo viene segnato da gesti e da una ferita dipinta. Rimasta sola, apre una mano verso gli spettatori.
A chiudere Suite Ui è una figura estranea alla galleria dei personaggi di Brecht: la Donna ferita, che Rebecca immagina di interpretare personalmente.
Dopo una successione di corpi disciplinati, sedotti ed esposti, questa presenza raccoglie le conseguenze della violenza. Davanti a un cielo azzurro, il suo corpo viene segnato da gesti e da una ferita dipinta. Rimasta sola, apre una mano verso gli spettatori.

La ferita rimane. La mano si apre. Il cielo continua.