La Memoria del colore

La Memoria del colore

La Memoria del colore

La materia, i sensi, il gesto condiviso

Progetto di ricerca pittorica e performance partecipativa attraverso l’utilizzo di pigmenti naturali, ideato e condotto da Rebecca Covaciu.

Milano, 2023 - in corso.

Prima del colore

Prima del colore

Il percorso nasce nel 2013, durante gli anni del liceo artistico, e si sviluppa nel tempo come pratica di ricerca e condivisione. Al centro, un gesto semplice: tornare alla materia da cui il colore proviene.

Fiori, foglie, terre, caffè, cenere e carbone diventano pigmenti. Ogni sostanza conserva una propria consistenza, un odore, una memoria. Dipingere significa imparare ad ascoltarli, prima ancora di lasciare un segno.

La materia è viva

La materia è viva

Il colore non arriva già pronto. Si raccoglie, si frantuma, si mescola, si diluisce. A volte resiste, altre volte sorprende.

Le mani scoprono ciò che gli occhi non possono conoscere da soli. Il profumo dei fiori, la polvere delle terre, la ruvidità del carbone trasformano la pittura in un'esperienza che attraversa tutti i sensi.

Arturo Ui appare inizialmente come un imbianchino mediocre, incapace di sostenere l’immagine che vorrebbe dare di sé. Osserva gli altri, ne imita i gesti, cerca una postura. Attraverso l’incontro con Roma e con il Maestro Attore impara a trasformare l’imitazione in tecnica, la posa in autorità, un movimento della mano in comando.

Intorno a lui, anche gli altri personaggi cambiano. Dogsborough scivola dalla rispettabilità alla complicità; Givola organizza la violenza e ne costruisce il racconto pubblico; Betty Dullfeet tenta di conservare dignità e intimità mentre il potere trasforma persino il lutto in rappresentazione.

Ogni figura possiede una propria partitura fisica. Il potere diventa un processo visibile, inscritto nei corpi prima ancora che nelle parole.

Il colore non arriva già pronto. Si raccoglie, si frantuma, si mescola, si diluisce. A volte resiste, altre volte sorprende.

Le mani scoprono ciò che gli occhi non possono conoscere da soli. Il profumo dei fiori, la polvere delle terre, la ruvidità del carbone trasformano la pittura in un'esperienza che attraversa tutti i sensi.che nelle parole.

Un luogo comune

Un luogo comune

Il laboratorio è uno spazio di incontro. Le persone condividono materiali, gesti, scoperte e silenzi. Osservano il lavoro degli altri, si scambiano impressioni, imparano a riconoscere sensibilità differenti.

Si crea così una forma di empatia che passa attraverso la materia, prima ancora che attraverso le parole. Il gruppo diventa parte dell'esperienza creativa, senza imporre una direzione comune.

Arturo Ui appare inizialmente come un imbianchino mediocre, incapace di sostenere l’immagine che vorrebbe dare di sé. Osserva gli altri, ne imita i gesti, cerca una postura. Attraverso l’incontro con Roma e con il Maestro Attore impara a trasformare l’imitazione in tecnica, la posa in autorità, un movimento della mano in comando.

Intorno a lui, anche gli altri personaggi cambiano. Dogsborough scivola dalla rispettabilità alla complicità; Givola organizza la violenza e ne costruisce il racconto pubblico; Betty Dullfeet tenta di conservare dignità e intimità mentre il potere trasforma persino il lutto in rappresentazione.

Ogni figura possiede una propria partitura fisica. Il potere diventa un processo visibile, inscritto nei corpi prima ancora che nelle parole.

Il colore non arriva già pronto. Si raccoglie, si frantuma, si mescola, si diluisce. A volte resiste, altre volte sorprende.

Le mani scoprono ciò che gli occhi non possono conoscere da soli. Il profumo dei fiori, la polvere delle terre, la ruvidità del carbone trasformano la pittura in un'esperienza che attraversa tutti i sensi.che nelle parole.

Il segno di ciascuno

Il segno di ciascuno

Il colore non arriva già pronto. Si raccoglie, si frantuma, si mescola, si diluisce. A volte resiste, altre volte sorprende.

Le mani scoprono ciò che gli occhi non possono conoscere da soli. Il profumo dei fiori, la polvere delle terre, la ruvidità del carbone trasformano la pittura in un'esperienza che attraversa tutti i sensi.

Arturo Ui appare inizialmente come un imbianchino mediocre, incapace di sostenere l’immagine che vorrebbe dare di sé. Osserva gli altri, ne imita i gesti, cerca una postura. Attraverso l’incontro con Roma e con il Maestro Attore impara a trasformare l’imitazione in tecnica, la posa in autorità, un movimento della mano in comando.

Intorno a lui, anche gli altri personaggi cambiano. Dogsborough scivola dalla rispettabilità alla complicità; Givola organizza la violenza e ne costruisce il racconto pubblico; Betty Dullfeet tenta di conservare dignità e intimità mentre il potere trasforma persino il lutto in rappresentazione.

Ogni figura possiede una propria partitura fisica. Il potere diventa un processo visibile, inscritto nei corpi prima ancora che nelle parole.

Il colore non arriva già pronto. Si raccoglie, si frantuma, si mescola, si diluisce. A volte resiste, altre volte sorprende.

Le mani scoprono ciò che gli occhi non possono conoscere da soli. Il profumo dei fiori, la polvere delle terre, la ruvidità del carbone trasformano la pittura in un'esperienza che attraversa tutti i sensi.che nelle parole.

Ciò che resta

Ciò che resta

Alla fine, ogni foglio custodisce qualcosa di irripetibile: la traccia di un gesto, di una presenza, di un momento condiviso.

La pittura diventa così uno spazio di libertà individuale e di relazione. Un modo per abitare insieme lo stesso tempo, lasciando che ciascuno trovi la propria forma.

Perché anche quando si dipinge insieme, ogni mano racconta una storia diversa.

Arturo Ui appare inizialmente come un imbianchino mediocre, incapace di sostenere l’immagine che vorrebbe dare di sé. Osserva gli altri, ne imita i gesti, cerca una postura. Attraverso l’incontro con Roma e con il Maestro Attore impara a trasformare l’imitazione in tecnica, la posa in autorità, un movimento della mano in comando.

Intorno a lui, anche gli altri personaggi cambiano. Dogsborough scivola dalla rispettabilità alla complicità; Givola organizza la violenza e ne costruisce il racconto pubblico; Betty Dullfeet tenta di conservare dignità e intimità mentre il potere trasforma persino il lutto in rappresentazione.

Ogni figura possiede una propria partitura fisica. Il potere diventa un processo visibile, inscritto nei corpi prima ancora che nelle parole.

Il colore non arriva già pronto. Si raccoglie, si frantuma, si mescola, si diluisce. A volte resiste, altre volte sorprende.

Le mani scoprono ciò che gli occhi non possono conoscere da soli. Il profumo dei fiori, la polvere delle terre, la ruvidità del carbone trasformano la pittura in un'esperienza che attraversa tutti i sensi.che nelle parole.